Rovigo. Michael Medini accusato di disastro doloso e porto di armi esplodenti. La difesa: «Non era una bomba».
Dall’avvocato Edoardo Longo, difensore di Michael Medini, riceviamo e pubblichiamo il seguente comunicato pubblicato sul “Gazzettino online”, libero organo d’informazione del Nord Est Italia: “Si è concluso con un sostanziale nulla di fatto l’incidente probatorio in indagini nel quale Michael Medini, 47 anni, di Zoppola/Valvasone, era chiamato a rispondere delle ipotesi d’accusa di disastro doloso e porto di armi esplodenti. L’iniziativa processuale, celebrata davanti al giudice Patrizia Botteri, è stato sollecitato dal pm Daniela Bartolucci e dall’avvocato difensore Edoardo Longo che, da settimane, si sta battendo per far riottenere la libertà a Medini, che si trova in custodia cautelare in carcere da metà gennaio 2006. Nel corso dell’incidente probatorio in indagini è stata ascoltata la ricostruzione dell’esperto dei Vigili del fuoco Riccardo Furlan che -da quanto si è appreso- avrebbe concluso sostenendo che la bombola di gas, trovata in possesso di Medini, mai avrebbe potuto esplodere perché vuota. A quel punto il giudice Botteri ha rinviato gli atti al pm Bartolucci che dovrà valutare se modificare le ipotesi d’accusa. In verità -ha puntualizzato il difensore Edoardo Longo- il sostituto procuratore Bartolucci, con grande coraggio e dopo aver studiato nel dettaglio le prove, per ben due volte aveva dato parere favorevole alla scarcerazione di Medini (sia al giudice Botteri che ai colleghi del Riesame di Trieste). Michael Medini -è stato ricostruito in aula- era stato arrestato a gennaio 2006. Alle 7 del 15 gennaio, su segnalazione di un passante, i carabinieri di Casarsa lo avevano arrestato mentre stava imbrattando i muri dell’agenzia Unicredit di Valvasone. Non solo. Medini -da quanto ricostruito dall’accusa- aveva piazzato una bombola di gas vicino all’ingresso dell’Istituto di credito, tenendo in tasca un accendino. Terrorizzati i passanti. Tutti temevano un’esplosione nel centro storico di Valvasone. Prima dell’arresto, Medini, già noto per episodi analoghi, aveva tentato di fuggire. Poi le indagini dalle quali è emerso che la bombola, essendo vuota, mai avrebbe potuto esplodere.